Il comfort, inteso come condizione soggettiva e fenomenologica, si configura quale dispositivo relazionale tra corpo e spazio, radicandosi nell’esperienza dell’abitare. A partire dal domestico, l’interno architettonico si fa luogo critico di emersione di un comfort liquido, instabile, sensibile a istanze queer, ambientali e more-than-human. Il progetto 10K House dello studio Takk mostra come, attraverso dispositivi spaziali adattivi, sia possibile ripensare l’abitare contemporaneo come gesto politico, etico e poetico, dove la zona di comfort non è più standard tecnico ma spazio soggettivo di resistenza e appartenenza.