Il Teatro del Maggio Musicale Fiorentino ha messo in scena il Macbeth di Giuseppe Verdi in una produzione diretta da Mario Martone. Nella produzione fiorentina, Martone intensifica il chiaroscuro psicologico dell'opera, inquadrandola come un'immersione nello spazio claustrofobico e ossessivo della mente di Macbeth. Una rottura decisiva viene introdotta durante il coro Patria oppressa, quando sullo sfondo compaiono le proiezioni di una Gaza devastata. Questa intervista a Mario Martone esamina le ragioni e la posta in gioco di quella scelta e, più in generale, considera le responsabilità del teatro - e della pratica artistica - di fronte all'abisso umano del genocidio.