Fin dagli albori del costruire, l’uomo usa guardato il proprio corpo come strumento di comprensione e di proporzione, per cui la misura è nata dalla mano, dal palmo, dal piede e del corpo stesso.
Nel mondo classico l’architettura era lo specchio dell’uomo e Vitruvio, nel suo De Architectura, affermava che la simmetria è il riflesso di una armonia profonda tra microcosmo e macrocosmo.
Leon Battista Alberti, nel Re Aedificatoria, sosteneva che il corpo umano è struttura, ordine architettura, mentre Leonardo ritraeva il corpo in un cerchio e in un quadrato, nel famoso Uomo Vitruviano.
Nel Novecento, Le Corbusier rinnova questo percorso con il suo Modulor, ispirato alla sezione aurea e alla serie di Fibonacci, mantenendo l’uomo al centro dell’architettura.
Oggi serve un nuovo modulo, non più l’uomo al centro ma l’essere vivente in tutte le sue forme: l’infanzia, la vecchiaia, la disabilità, la malattia, l’animale, la pianta l’elemento naturale.
La nuova misura deve oggi custodire lo spazio e deve “progettare” con responsabilità verso il futuro, verso chi abiterà i nostri spazi, visibili e invisibili.
Salvatore Cusumano è architetto e presidente dell’Istituto Nazionale per l’Architettura Sostenibile