La dimensione urbana della Cina Globale è oggetto di preoccupazione che sta attirando l’attenzione a livello nazionale e internazionale (Shin, Zhao et al., 2022). L’interesse è considerare la Cina come un metodo invece di un oggetto, studiandola come “sia un’ottica che un processo” (Mizoguchi, 2016). In questo contesto, un argomento non troppo dibattuto è il cosiddetto Chinatown, risultato visibile dell’aumento simultaneo dei tassi di migrazione cinese (Anderson, 2016). Diffusi globalmente attraverso i nodi di una diaspora che conta ormai decine di milioni di individui, le Chinatowns hanno attraversato una trasformazione da enclavi marginali sotto vari regimi coloniali a un “bene posizionale” in un mondo di simboli circolanti e riferimenti tra città (Lowry e McCann 2011). Partendo da questo punto, la presente ricerca si interroga sulla possibilità di comprendere uno spazio relazionale del genere al di là di un “modello occidentale di modernità” normativo (Ong, 1999; Eom, 2013) secondo il quale i confini possono essere solo spazi di negazione. Ammettendo spostamenti epistemici, l’obiettivo è riformulare la conoscenza di questi spazi al di fuori del loro ruolo di subordinazione, e più come “zone di contatto” (Pratt, 1991), dove le culture interagiscono, si confrontano e si scontrano.